Ho letto un articolo che mi ha fatto riflettere e da questo articolo voglio partire a raccontarti la mia esperienza e il mio pensiero sul fatto a mano e la vendita.

Sono sicura succede a tutte le creative, ad un certo punto, veniamo etichettate brave da amici, parenti o sconosciuti che ci invitano a vendere quello che realizziamo. L’articolo suggeriva di offenderci e sparava un pippone per motivare questa risposta.

Secondo me non dovremmo offenderci, dovremmo riflettere bene su cosa vogliamo.

Sono sicura che tra chi mi legge c’è chi lavora a maglia o uncinetto, solo per passione; chi desidera un giorno vendere le sue creazioni; chi trova profonda soddisfazione a regalare quello che fa; chi non se ne separerebbe mai; e chi come me ha più gioia nell’insegnare che nel fare qualcosa da vendere.

Nessuno si dovrebbe precludere nulla, nemmeno la possibilità di vendere le proprie creazioni e poi scoprire che è quello che vuole fare nella sua vita o che, come è successo a me, scopre che non è la sua strada. Da qua a dire che non venderò mai più le mie creazioni è una grande sciocchezza. Ma al momento non è la cosa che muove le mie giornate.

Quando ci si trova nel decidere cosa fare del nostro lavoro creativo, credo che la cosa più saggia da fare sia riflettere riguardo tutte le possibilità che abbiamo, rispettando sempre chi siamo e cosa desideriamo.

La prima cosa da considerare è che se vogliamo fare sciarpe o maglioni da vendere, richiedono, tecnica, tempo e materiali.
E che non possono assolutamente costare come gli articoli di un negozio, semplicemente non è possibile.

Sotto Natale ero con il mio ragazzo ad H&M, lui ha indossato uno scalda collo a maglia rasata e se né innamorato. Mi ha detto: “questo lo puoi fare pure tu e non dobbiamo comprarlo” … su carta nulla da ribattere, se non fosse che era lavorato con un filo spesso da ferri 12 mm. Questo tipo di filato è raro da trovare e soprattutto costoso. Per realizzare quel banalissimo scalda collo da 15 euro, ne avrei spesi come minimo 40 euro di lana e spedizioni, più una 7 euro di ferri.

La seconda è: cosa vogliamo vendere?

Io credo che al mondo ci sia bisogno di cose uniche o diverse. Penso anche che non si possa inventare l’acqua calda, che tutto è stato già inventato. Ma invito chiunque a dare del proprio, a rielaborare il già visto e renderlo diverso.

Detto questo, il nostro prodotto di punta nell’Etsy Shop non dovrebbe essere un cardigan con motivo trecce, in tecnica short rows, lavorato a ferri 3 mm. Perché? Perché pensa di farne anche solo 10 da vendere… si, ci guadagneresti 200 euro a cardigan. Ma sei sicura che il denaro possa colmare tutto il tempo, lo sbatti e sostituirti i tendini? Non sei una macchina… ed è per questo che le hanno inventate.

L’altro fattore importante è lo stress, che pienamente condivido con l’articolo.

Chi si avvicina al lavoro a maglia o uncinetto lo fa per rilassarsi e dimenticare lo stress quotidiano, fatto da eccessive scadenze e ritmi frenetici… vuoi veramente rendere il tuo hobby, la fabbrica del tuo stress?

Questa è la mia opinione a riguardo, ora vorrei sapere la tua storia.

Hai mai considerato di vendere le tue creazioni, ti fa piacere farlo, o hai riscontrato dei lati negativi?

Oppure quali sono i motivi che non ti hanno mai fatto iniziare a vendere?

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15 Comments

  1. Hai ragione, io dopo 5 anni di lavoro a maglia ho deciso prima di vendere solo i pattern online, e dopo di vendere anche i miei modelli, ma dato il tempo ho puntato tutto… sulle bambole! E' un progetto appena iniziato il mio ma ogni piccola cosa che vendo è una grande soddisfazione!

  2. Ciao, io anche amo il lavoro a ferri e uncinetto. Alle volte lo vendo regalo. Nel senso che per una sciarpa fatta ai ferri 180 x 40 cm chiedo 35 euro. Lo so che non è un prezzo. Ma quando la pubblico nel blog e me la chiedono io se posso la rifaccio e mi accontento. Però la maggior parte dei pezzi che faccio li regalo ad amici. Ultimamente li sto dando per mercatini che poi il ricavato va in opere di beneficenza e questo mi gratifica moltissimo.

  3. Buondì e complimenti per il tuo blog.

    Tutto vero, concordo su quanto scritto nel post ma quando ci si ritrova disoccupati e senza prospettive tangibili e un amico/conoscente ti chiede un paio di guanti o un maglione, non c'è molto da starci a pensare. Anche se sarà sicuramente venduto sotto costo sarà comunque venduto e il tempo non sarà passato invano. Per me vendere (anzi vendicchiare) il frutto del lavoro delle mie mani è una necessità, non una scelta, e aggiungerei per fortuna che succede. Poi un giorno bisognerebbe affrontare il discorso sul valore reale e sul valore percepito dei capi “fatti a mano”, soprattutto nel nostro paese.

    Anna

  4. Anna grazie per essere passata di qui… ovviamente il mio è un ragionamento di puro buonsenso e che faccio nel momento in cui tutto sommato anche nel male si sta bene. Intendo dire che con il mio piccolissimo, minuscolo, ma per fortuna, esistente stipendio ho anche la possibilità di scegliere. Ti devo dire la verità, se fossi senza lavoro, me ne cercherei un'altro, anche umile, piuttosto che rendere le mie creazioni la fonte del mio reddito. Si perde molto in salute, mi riferisco appunto ai tendini; la maglia perde piacere e tuto diventa un obbligo… Ma questo sarebbe il Mio modo di reagire. Dalle tue parole leggo che per te vendere e creare, seppure sottopagando la tua manodopera è per te una compagnia. Quello che appunto sottolineavo anche nel post.. devi sempre rimanere fedele a te e a quello che vuoi. Così non sbagli mai nemmeno nelle difficoltà. Ti auguro di ritrovare una stabilità economica e ti mando un bacio immenso.

  5. grazie per avermi risposto.
    Vedo che hai centrato il punto. Infatti nel mio caso ho tanto tempo libero e tanta voglia di lavorare a maglia ma se mi dovessi stufare (e dopo il terzo maglione che confeziono, di seguito, identico ai primi due, questo sta per succedere) smetterei di certo. Però mi piacerebbe fare la magliaia di professione se questo fosse un lavoro il cui valore fosse riconosciuto, ma non lo è. Di certo non ho iniziato a fare la maglia, e a cucire, per questo, ma per passione e divertimento e, tutto sommato, avere adesso tanto tempo per “creare” non mi dispiace affatto. Però è imbarazzante essere nella posizione di non poter regalare quello che faccio ma di dover chiedere dei soldi e lo è perché il prezzo non è adeguato allo sforzo. Grazie per l'incoraggiamento e AVANTI TUTTA RAGAZZE!

  6. Ciao! Mi è piaciuto tanto il pezzo che hai scritto, perchè risponde bene all'articolo a cui ti riferisci. L'autrice dell'altro post non ha tutti i torti ma, appunto, si capisce da come prende il complimento-non complimento (secondo lei) che non lo vuole fare per lavoro. Perchè settimane per fare una sciarpa è il tempo che ci mette chi lo fa per hobby, poco alla volta. Io ho iniziato così un paio di anni fa, mi sembrava di non finire mai. Poi a settembre sono rimasta senza lavoro, e qui in Spagna la situazione è davvero disastrosa, e mi sono buttata nel sogno di vendere le mie creazioni. È difficilissimo ed estenuante, e pure io sono dovuta ricorrere a un abbassamento brutale dei prezzi, con l'idea che “per ora mi interessa vendere, che la gente veda e apprezzi il mio prodotto, poi piano piano si rivaluteranno”. Non ne vado fiera, perchè non è giusto, ma è un sacrificio (spero iniziale) che devo fare se voglio farmi conoscere e attirare un po' la gente. Quello che mi consola è l'enorme fortuna che ho, ovvero un ragazzo che mi ha appoggiato dal principio, che (altro punto un po' deprimente) mi sta mantenendo perchè con la disoccupazione posso fare ben poco, ma che crede in me e che mi aiuta in ogni cosa. La consolazione più grande che ho da tutto questo pasticcio di situazione è che la sera siamo insieme sul divano e anche se io sto continuando a sferruzzare nuovi modelli per il mio negozio su etsy, posso dimenticarmi delle vendite, godermi la lana e i ferri e un buon film con lui 🙂

  7. Ciaooo,
    mi piacciono il tuo post e il tuo punto di vista!!
    Ho sempre amato lavorare all'uncinetto e da un paio d’anni mi sono avvicinata anche ai miei acerrimi nemici, i ferri, che hanno il potere di togliere lo stress degli esami universitari. Non lavoro e mantenere i miei hobby non è cosa semplice quindi ho sempre desiderato vendere le mie creazioni, anche solo per rientrare dei costi del materiale e non affondare. Quando però mi sono trovata a dover preparare dei mercatini o ad avere tempi stretti per consegnare qualcosa, quella che era la mia valvola di sfogo si è trasformata in un’ulteriore fonte di agitazione. Voglio creare per il solo gusto di farlo, per quella sensazione piacevole che solo il lavoro fatto a mano sa dare, seguire l'idea del momento e lasciarmi trasportare solo da questo… non dico che non farò più mercatini o che non proverò più a vendere le mie creazioni, ma vorrei che questo accadesse solo se presa dalla voglia di creare iniziassi a realizzare anche cose che non indosserei e che non userei.
    XD Non so se è chiaro il mio discorso, ho iniziato ad ingarbugliare un po’ le parole, ma condivido il tuo pensiero 🙂
    Un bacio,
    Elena

  8. Salve e complimenti per ll’articolo, ma volevo segnalarvi (non essendo tra i siti sopracitati spero per una semplice dimenticanza) il portale Giancl Manufatti dove io stessa vendo le mie creazioni ed oltre a trovarmi benissimo con le moltissime funzionalità che offre, sono riuscita anche a vendere qualcosa tramite il sistema, completamente nuovo, di annunci che offre!
    un misto tra subito.it ed un marketplace ma che si indirizza solo ed esclusivamente al mondo dell’artigianato!
    Poi è una piattaforma molto social, vi è la possibilità di inviare richieste di amicizia, scambiare quattro chiachiere con la chat privata, blog, forum, ecc..
    Il portale è http://www.gianclmanufatti.com e se vi va visitate la mia vetrina 😀

  9. Cerco DISPERATAMENTE una persona che sappia vera esperta a lavorare la lana a mano (in modo particolare la mohair). Io non sono in grado di sferruzzare ma ho disegnato dei bozzetti perché ho idee davvero originali… chi fosse interessata ad un rapporto lavorativo con me mi contatti 3483140632 SILVIA